Psicoterapia dell'adolescente

Psicoterapia dell’adolescente

Da un certo punto di vista, l’adolescenza è un costrutto sociale, più che psicoanalitico. Eppure le modifiche biologiche che intervengono in questo periodo della vita determinano un totale cambiamento anche dell’assetto libidico e della soggettività nel suo insieme. Esistono in questa transizione degli aspetti “critici” (da crisis= rottura, separazione) comuni e inevitabili (cfr. L’adolescenza come separazione simbolica), ma ciò che interessa la psicoanalisi è come tale fase di passaggio, di transizione, si inscriva nella storia singolare del soggetto nel suo rapporto con l’Altro.

Per gli adolescenti, progettiamo dunque percorsi terapeutici ad hoc, per intercettare, nella sofferenza che esprimono e che non sempre riescono ad articolare in parole, la loro autentica richiesta di aiuto.

Il ruolo della famiglia, un lavoro preliminare

Per la psicoanalisi, il neonato nasce già “parlato”, nel senso che il mondo del linguaggio lo precede, di lui/lei si parla prima ancora che venga al mondo…e in questo bagno di linguaggio il piccolo d’uomo è da subito immerso.

L’Altro, da cui riceve i significanti (il nome, gli appellativi, le parole, i ritmi di cura…) è in primo luogo la famiglia.

Ciascun ragazzo, dunque, costruisce un modo di essere “adolescente” che è strettamente legato al suo essere stato bambino, nominato dai significanti che ha ricevuto – o meno – nel contesto familiare, e da questo discorso familiare deve trovare il modo di prendere le distanze, sul piano simbolico, o quantomeno deve predisporsi per farsene qualcosa, assumendo tali significanti in un modo nuovo, singolare, “adulto”. Deve perdere qualcosa delle certezze dell’infanzia, per far spazio a qualcosa di nuovo del mondo, che ancora non sa neppure bene cosa sia, e se valga la pena…

Questo ci fa capire come la posizione degli adulti sia fondamentale, per la risposta che essi possono – o meno – dare a questa richiesta di separazione simbolica, richiesta espressa in modo spesso enigmatico o angosciante. Se questa separazione è l’unica chance per il giovane di aprirsi al mondo esterno, è, come detto,  pur sempre anche fonte di profonda angoscia di perdita… 

Perciò consideriamo che il lavoro con l’adolescente, per quanto si articoli come un un percorso singolare, possa e debba essere accompagnato da un lavoro preliminare con gli adulti che, per lui, occupano il posto dell’Altro, ovvero con gli adulti di riferimento.

Un tempo, uno spazio, la costruzione di una storia, un nuovo “dire” di sé

La psicoterapia psicoanalitica non cerca di risolvere l’elemento traumatico insito nella transizione adolescenziale attraverso suggestioni, precetti o tecniche psicoeducative: essa sceglie piuttosto un’altra via, più etica, un percorso, cioè, che ha di mira il desiderio soggettivo. 

Questo perché, al di là dei fenomeni tipici di questa età di passaggio, correlati anche all’attualità storica e sociale, ogni adolescente ha una sua storia personale, un’esperienza soggettiva singolare, e la forma che prenderà per lui o per lei l’adolescenza, con il relativo vissuto traumatico di perdita, non si può generalizzare né tantomeno standardizzare.

 Il percorso psicoterapeutico introduce nell’esperienza dell’adolescente un tempo e uno spazio per mettere in parola, liberamente, tutto ciò che lo fa soffrire, aiutandolo, attraverso la narrazione, a rielaborare quello che ha fatto trauma, a darsi un tempo per comprendere, a ricostruire una storia simbolica che possa dare all’esperienza una cornice di senso e a dire qualcosa del suo desiderio. 

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Il compito dell’adolescenza: una separazione simbolica

Parlare di adolescenza vuol dire innanzitutto partire dalle “rotture”, dalle crisi, che costellano la crescita di ogni essere umano.